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La crisi della narrazione

L’ultimo saggio di Byung-Chul Han non ancora pubblicato in Italia

La crisi della narrazione

Secondo il filosofo coreano Byung-Chul Han, viviamo in un’epoca post narrativa. Tutti i dati che mettiamo costantemente all’interno delle reti sociali, rendono pubblica la sfera privata e questa narrazione privata mina le basi di una narrazione comunitaria. “Nell’epoca dello smartphone, la perdita di empatia è un segnale eloquente che questo apparato non è un mezzo per narrare.” Scrollare le pagine, battere sui minuscoli tasti del cellulare, non sono gesti narrativi.

Ai lettori di oggi non interessa più la notizia, quanto la novità. L’attenzione, infatti, è ridotta alla curiosità, si passa da una novità alla successiva. La crisi narrativa che viviamo, sottolinea l’autore, nasce dall’essere tempestati di informazioni, abbiamo perso il mistero proprio della narrazione. “La società diventa sempre più povera di esperienze tramandabili, comunicate oralmente. Ormai niente si tramanda né si narra.”

La crisi della narrazione mina le basi della società

Lo tsunami informativo frammenta la nostra attenzione, ci allontana dal momento contemplativo che è lo spazio in cui la narrazione può nascere, minaccia l’ascolto attivo. In merito a questa tematica emergono sempre più studi che dimostrano come all’aumentare dell’utilizzo del cellulare, diminuisca la capacità di apprendimento e attenzione. Così come Byung-Chul Han aveva scritto analogamente nel suo saggio Psicopolitica, siamo ormai nel regime dell’informazione, del controllo, che non attua con la repressione, bensì inneggia alla libera condivisione.

Quanto meno si narra, più dati e informazioni si producono e si accumulano”. I Social Network, in questo senso, rappresentano la comunicazione istantanea digitale: con un post, una storia, ma anche con un selfie, non un mezzo per ricordare ma “evanescenti informazioni visuali”. Il “phono sapiens” è consacrato all’istante, al momento. La vita di ognuno viene protocollata secondo tanti piccoli accadimenti, una miniera di dati che l’intelligenza artificiale potrà utilizzare per accedere a tutte quelle informazioni di cui non siamo pienamente coscienti, controllando il nostro comportamento.

Da Storytelling a Storyselling

Non ci troviamo più di fronte all’oscenità di ciò che viene represso, ma di fronte all’oscenità della trasparenza. Nella società dell’informazione non ci sono segreti, tutto è trasparente, alla mercé del popolo di internet che non manca di sentenziare senza pietà. Sono trasparenti le informazioni che vengono accumulate e lo è anche il mondo, riempito di obbiettivi che lo ritraggono. La narrazione, al contrario, si basa sul mistero e la magia.L’unica cosa che ci salverebbe dall’inferno della trasparenza e ci restituirebbe la capacità di narrare sarebbe la cecità dei sogni.

Benché lo storytelling tenti di spostare l’attenzione sulla narrazione, di fronte alla società dell’informazione, non riesce nel suo intento. Anzi, lo storytelling si è trasformato in storyselling, volto a strumentalizzare e commercializzare la narrazione. Il suo utilizzo, soprattutto nel marketing, fa leva sulle emozioni. Le storie, invece di essere la base fondante della comunità, sono impiegate per vendere. È in questa riduzione al consumo, secondo l’autore, che consiste la crisi della narrazione.

I limiti di questo saggio

Il saggio non è ancora stato pubblicato in Italia, la riflessione che propone è interessante anche se si limita a fotografare la situazione attuale. Accendere i riflettori sui cambiamenti, a livello narrativo, comunicativo, societario e relazionale, che la tecnologia comporta, è fondamentale. I Social Network, così come le nuove intelligenze artificiali, decidono cosa è consentito nel dibattito pubblico. C’è una programmazione a priori che riguarda la cultura accettata, c’è un limite sull’utilizzo della terminologia. Mentre ci sembra di avere accesso a piattaforme che ci danno la libertà di espressione, in realtà ci sono molti limiti che definiscono i confini entro cui possiamo esprimerci. Manca completamente un dibattito pubblico sulla veloce trasformazione in atto, sull’utilizzo etico di mezzi sempre più all’avanguardia. È senza dubbio interessante scegliere di affrontare la tematica di questo cambiamento con la lente della narrazione, tuttavia, il saggio è un po’ ridondante e si focalizza strettamente sulla crisi dell’aspetto narrativo quando avrebbe potuto facilmente ampliare la riflessione. Per esempio, non considera, al di fuori dei Social Network, cosa sta avvenendo nei luoghi della narrazione per eccellenza: le case editrici.

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