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“Ruba il libro a Natale, vestito da Babbo Natale.”

ruba il libro

Metodi più o meno ortodossi per incentivare la lettura

Partiamo dal presupposto che leggere come non leggere, è un diritto, ma leggere è meglio. Noi addetti ai lavori, forse dovremmo iniziare a incrementare gli incontri in favore della promozione della lettura. Incontri in cui però non si presenta un libro né si intervista l’autore. In fin dei conti, i pochi che partecipano alle presentazioni, sono lettori. Certo, tolta la nonna, l’amico dell’amico e la prozia dell’autore. Immaginiamo dunque, incontri per i non lettori, non sono loro quelli che vorremmo entrassero in libreria?

Guardandoci intorno, possiamo soffermarci sulle azioni intraprese da editori e librai per convincere ogni malcapitato a comprare. Una madre arraffa due manga a caso dallo scaffale per poter prendere in omaggio lo zainetto di Dragon Ball per la prole scalpitante. Ce n’è per tutti i gusti: per gli sportivi un bel borsone, per i freddolosi una coperta o un impermeabile. Compra un libro e ricevi una borraccia gratuita. E che fai, non la prendi la carta regalo in omaggio proprio ora che siamo sotto Natale?

Come rubare i libri

Mentre le strategie per convincere a comprare i libri proliferano, David Horvitz scrive Come rubare i libri, Edition Taube & ChertLüdde & Mousse Publishing. Un testo divertente che inizia direttamente in copertina: “Ruba il libro mentre il sole sorge all’orizzonte.” E continua in ogni singolo foglio con piccole pillole-consigli, su come portarsi a casa un libro senza pagarlo: Esci camminando con il libro legato, con l’elastico, sotto la scarpa. Oppure: “Metti il libro sotto un bambino, seduto in un passeggino.” Una provocazione ironica e interessante che sottolinea quanto il problema non risieda nel prezzo, le promozioni o i gadget: ci sono persone che non vogliono i libri nemmeno se glieli regalano. Ragionando per assurdo, fare una sorta di manuale su come rubare i libri non comporta nessun rischio dal momento che i libri non vengono acquistati. Se lasciassimo le chiavi attaccate al quadro delle auto nelle concessionarie, non avrebbe certo lo stesso effetto.

Il testo di Horvitz ci parla principalmente di ciò che non ha scritto, ci invita a riflettere sulla situazione libraria, su una bassa percentuale di lettori. L’opera nasce da una conversazione di The Classroom, avvenuta nel 2011, alla New York Art Book Fair. The Classroom consiste in una serie di eventi informali organizzati da David Senior, Museum of Modern Art Library.

Un incontro immaginario per i non lettori

Torniamo al nostro incontro immaginario, dove sulle sedie mettiamo una schiera di persone che indossano un impermeabile, bevono da una borraccia, posano per terra il loro borsone nuovo. Mischiamole con altre persone interessate ai gadget, aggiungiamo qualche nonna, lontano parente di quarto grado, un amico dell’amico e aggiungiamo un’altra manciata di gente ignara del perché si trova lì. Eccolo il nostro meraviglioso pubblico. I protagonisti di questo incontro sono un gruppo di lettori che si alterano rapidi. Chi meglio di loro può trasmettere la passione per la lettura? C’è il ragazzo che spiega di come 1984 gli abbia cambiato la vita. La giovane donna che ricorda di come scivolava nel sonno da bambina mentre le leggevano Le mille e una notte. L’aspirante scrittrice racconta di quando le hanno regalato Frankenstein e si lancia in un accorato elogio della Shelley entusiasta del giovane talento dell’autrice. Il ragazzo adolescente con i jeans strappati ha portato due candele e, accendendole, sta mostrando come il saggio passa la sua sapienza al discepolo recitando Siddhartha. Il professore di letteratura tiene in mano Lolita, ma vuole parlare del Grande Gatsby. Poi c’è l’avvocato che legge alcuni brani in lingua della Montagna incantata. E l’anziana signora che con gli occhiali sulla punta del naso, mostra le immagini del Piccolo Principe.

Sembra un grande circo letterario, pieno di personaggi che aleggiano nella stanza evocati dai lettori. Alcuni tra il pubblico si sono illuminati di curiosità, uno si è persino azzardato a chiedere se ci sono libri che parlano di malattie, un altro ha chiesto di romanzi sul mondo orientale e il nostro gruppo ha iniziato a prodigarsi in consigli, sfociando tutto in una sorta di mega book therapy. Dovremmo provare a farlo, sì. E mentre sogniamo lettori nuovi, vi lasciamo con un’immagine epica tratta dalle pillole di Horvitz: “Porta in negozio una macchina del fumo. Esci con il libro immerso nella foschia.

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