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Cosa utilizzi come segnalibro?

segnalibro

Breve storia del segnalibro di Massimo Gatta

breve storia del segnalibro

Il breve saggio di Massimo Gatta, edito da Graphe.it Edizioni, si concentra sulla nascita del segnalibro. Un oggetto che accompagna tutti i lettori e che assume le più svariate forme. Possiamo tenere il segno della nostra lettura con piccoli pezzetti di carta, biglietti del cinema, scampoli di stoffa, piegare, ahimè, la pagina, utilizzare biglietti da visita, la bandella stessa del libro, costruire in casa segnalibri fantasiosi. Quale che sia la nostra abitudine, la necessità di tenere il segno deriva da lontano.

Possiamo ricostruire le tappe evolutive di questo oggetto peculiare soprattutto grazie all’arte. Lo vediamo rappresentato da Giorgione, il Parmigianino, Giorgio De Chirico, Arcimboldi, per fare alcuni esempi. Compare anche nei romanzi, Gabriele D’Annunzio lasciava seccare foglie e fiori all’interno dei propri libri. Maurizio Bettini scrive in “Pippa Passes”: “Dicono che il segnalibro ideale sia una striscia di cartoncino brillante, solido, con sopra l’immagine di un gatto o di un castello. Però va bene anche un biglietto usato dell’autobus, o una striscia di carta strappata dalla pagina di un quotidiano.” Antonio Magliabechi viene criticato per l’utilizzo di fette di salame come segnalibro, l’architetto Pietro Lombardi fa costruire, su commissione del Comune di Roma, una fontana con segnalibri in pietra.

L’autore si concentra sulle testimonianze che abbiamo a livello storico, per esempio, nel 1924, all’interno delle rovine di un monastero egizio, è stato ritrovato un segnalibro in cuoio ornato con pergamena risalente al VI secolo d.C. Sappiamo che copisti e amanuensi utilizzavano strisce di pergamena o di stoffa per tenere il segno. Nel XII secolo, in particolare in Spagna, venivano disegnate piccole mani ai margini dei manoscritti (in foto un esempio tratto dalla mostra “Fuegos en la Biblioteca. Libros que incendiaron la Europa de las Luces”), le stesse diverranno in Francia delle pinze in metallo o argento utilizzate dai librai antiquari per esporre i libri in vetrina.

Negli anni 30, il segnalibro inizia a diventare anche veicolo pubblicitario, viene dato in omaggio con le confezioni di matite e le grandi aziende e editori lo utilizzano per veicolare messaggi sui loro prodotti. Nascono i segnalibri tematici, per esempio Gaetano Colonnese realizzò una raccolta di segnalibri dedicata ai gatti. Sellerio ne realizzò uno per ogni titolo della sua prima collana editoriale ideata da Leonardo Sciascia. Nascono molte rassegne artistiche e in Germania c’è addirittura un museo virtuale online che raccoglie una collezione di segnalibri. Da Agostino che teneva il segno con il dito tra le pagine, il saggio si conclude con alcuni cenni ai moderni segnalibri digitali.

Vale la pena citare alcune tipologie di segnalibro diverse dal semplice cartoncino rettangolare con messaggi di vario tipo. Ci sono quelli con la luce led incorporata per permettere la lettura al buio, segnalibri magnetici, commestibili, cordoncini, triangoli da applicare all’angolo della pagina, in stoffa, in legno, fatti con le pagine di vecchi libri ecc. L’arte del segnalibro si è evoluta tanto a livello di design quanto nell’arte fai da te.

libri antichi

Il saggio di Massimo Gatta riporta una breve panoramica concentrandosi principalmente sulle origini del segnalibro. Ho visto questo volume per la prima volta nella sua versione spagnola, essendo l’autore italiano l’ho ordinato in lingua originale. Quando è arrivato devo dire che sono rimasta un po’ delusa dalla copertina decisamente meno accattivante sia dal punto di vista grafico che per la carta opaca utilizzata.

Nel complesso il libro si presenta in una veste un po’ anonima. In fondo riporta immagini a colori di segnalibri storici e una bibliografia per immagini, il segnalibro che lo accompagna è un classico cartoncino rettangolare uguale alla copertina. Dato che si tratta di un elemento paratestuale proprio dell’oggetto libro, mi sarei aspettata un prodotto più moderno e giocoso. I link nelle note provengono tutti dal medesimo indirizzo web e potevano essere tradotti in comodi QR incorporandoli alla pagina. Al di là dell’oggetto libro che deve sicuramente rientrare nelle voci di costo prestabilite, si poteva giocare con un segnalibro più lavorato.

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